“Qualche papà suona la chitarra?”

Mi rendo disponibile per accompagnare i canti di Natale con la acustica. La sera delle prove incontro gli altri del gruppo, sono simpatici: suoniamo tre brani, scherziamo un po’, accenniamo ai Foo Fighters, io butto lì qualche veloce frase country-rock.

La sera dell’esibizione mia moglie è a un congresso, quindi io, da solo e con la chitarra sulle spalle, devo tenere in braccio nostro figlio che vorrebbe andare a casa perché è già stanco, devo cambiarlo, devo tenerlo fermo mentre ci sediamo a terra in attesa che tutto inizi e devo pure dargli un omogeneizzato, visto che sarebbe orario di cena; già che c’è, lui fa pure la cacca nel pannolino. Nel frattempo gli altri due chitarristi prendono posto, sistemano gli spartiti, accordano gli strumenti. Fischia un microfono, discorso della direttrice mentre i bimbi corrono e strillano e piangono. Preghiera collettiva che lascia mio figlio a bocca aperta (con noi non è abituato). Passo mio figlio a un’educatrice, prendo posto tra gli altri due musicisti e perdo tempo ad accordare. Noi suoniamo, una voce canta al microfono, i bimbi corrono e ci guardano con quello sguardo tipo “WTF?” Io cerco lo sguardo di mio figlio ma non lo trovo, sommerso com’è tra il resto del pubblico. Ci tagliano un brano (pare qualcuno abbia detto “L’é longa ancora?” o qualcosa del genere). Io riprendo mio figlio, l’educatrice mi assicura che lui mi ha visto e indicato dicendo “Papà”; di sicuro lei mente ma siamo contenti. Tutti si alzano e fanno festa offrendo ai bambini cioccolata calda che quella notte li farà addormentare con difficoltà. Io riprendo bimbo, giubbotti e chitarra e torno a casa.

Prossimo anno voglio suonare “Highway to hell”.

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